Appare ormai con chiarezza che a Napoli, a partire dagli anni ’70 del XVI secolo, comincia ad affermarsi una forte e solida scuola di strumentisti a fiato. Dislocati nei gangli delle istituzioni didattiche napoletane – i famosi Quattro Conservatori – questi musicisti sono, in realtà, dei poli-strumentisti, in grado di suonare con abilità tutti gli strumenti a fiato. Il primo dei Conservatori napoletani dove è testimoniato l’utilizzo del flauto (il flauto dolce, che come ben sappiamo in Italia è denominato flauto, laddove con il termine traversa o traversiere verrà indicato il flauto traverso) è quello dei Poveri di Gesù Cristo. Tuttavia, nel corso di un trentennio anche tutte le altre istituzioni napoletane cominceranno ad acquistare flauti e a prevedere, nei mansionari dei docenti, anche l’insegnamento di questo strumento. Alla fine del XVII secolo il flauto (per la precisione il flauto dolce o flauto diritto) comincia ad affermarsi in Italia come strumento d’elezione di un intrattenimento colto, legato agli ambienti letterari dell’Arcadia. Questa tendenza, a causa anche dei mutamenti nelle scelte estetiche e culturali, collegate ovviamente con l’utilizzo sociale e politico della cultura e delle arti, si traducono in una serie di atteggiamenti e di mode che trovano nell’Accademia dell’Arcadia – movimento che informa tutte le arti, dalla musica, alla letteratura alla pittura – uno dei centri più attivi. E quindi proprio quegli ideali pastorali, che richiamano alla mente il mondo armonico e naturale delle Bucoliche di Virgilio, sono probabilmente la cornice estetica e culturale in cui si sviluppa, negli ambienti aristocratici italiani, una vera e propria moda per il flauto, dapprima per il flauto dolce e poi, verso gli anni ’30 del XVIII secolo, anche per il flauto traverso.
Questa moda tocca anche Napoli, dove come abbiamo visto già esisteva una tradizione esecutiva sul flauto e dove a partire dagli anni ’10 del XVIII secolo assistiamo anche a una “riforma” degli organici orchestrali cittadini (in primis la Cappella reale e la Cappella del Tesoro di San Gennaro) con l’introduzione dell’oboe, strumento che sostituisce il cornetto nella musica sacra, a partire dai primi anni del XVIII secolo. In questo quadro giocano un ruolo determinante alcune figure di musicisti, che sono protagoniste di questo passaggio epocale: Ignatio Rion, virtuoso di origine francese o veneta, che a Napoli si stabilì nel 1714 provenendo da Roma, dove aveva addirittura oscurato l’astro del grande violinista Arcangelo Corelli, supportato però anche da una schiera di meno famosi maestri locali , autentici poli-strumentisti- (Paolo Pierro, Francesco Antonio Izzarelli, Cherubino Corena, Salvatore e Ferdinando Lizio), docenti nei conservatori napoletani, istituzioni che prontamente reagirono al cambiamento prodotto dall’arrivo dell’oboe, adeguando, nel senso proprio del termine, la loro “offerta formativa”. In questo quadro cogliamo oggi meglio le connotazioni specifiche di alcune importanti pagine musicali, alcune già note, altre ancora inedite, che rappresentano il frutto maturo del nuovo interesse per gli strumenti a fiato, e per il flauto in particolare, dei compositori napoletani. Si tratta di alcune cantate con flauti obbligati di Alessandro Scarlatti (1660-1725) scritte nel 1699, delle dodici Sinfonie di concerto grosso (1715) dello stesso Scarlatti, dei XII Solos (1724) per flauto e basso continuo di Francesco Mancini (1672-1737), pubblicate a Londra, delle cantate con flauto obbligato scritte da importanti compositori quali Nicola Antonio Porpora (1686-1768), Domenico Sarri (1679-1744), Johann Adolf Hasse (1699-1783), di altri autori ancora a tutt’oggi anonimi, oltre alla fondamentale raccolta dei 24 Concerti di diversi autori che costituiscono la raccolta Ms. 31-36 della biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella (Scarlatti, Barbella, Valentine, Sarri, Mele). A questa produzione si aggiungono i concerti per flauto di Nicola Fiorenza, e vanno inoltre considerate le innumerevoli apparizioni del flauto (e dell’oboe) nel repertorio vocale profano (serenate, melodrammi), in cui lo strumento si ritaglia importanti spazi solistici. Tutto questo discorso si intreccia fortemente anche con le apparizioni sulle scene napoletane d’importanti cantanti quali Faustina Bordoni e Antonia Merighi, dedicatarie di arie e cantate con il flauto obbligato, e anche con la presenza a Napoli, nel 1725, del flautista tedesco Johann Joachim Quantz e forse del virtuoso inglese Robert Valentine, già a Roma dal 1701. Napoli è crocevia di scambi culturali e musicali importantissimi, e in questo gioca a favore lo scenario internazionale e i fecondi rapporti con Londra, di cui fu certamente protagonista il castrato Nicolino Grimaldi, protagonista in Pirro e Demetrio (1708) di Scarlatti e Idaspe Fedele (1710) di Francesco Mancini al teatro Haymarket. Dilettante di flauto è quel John Fleetwood, console inglese a Napoli, che, animatore anche di attività musicali nella città partenopea, sarà il dedicatario dei XII Solos di Mancini e che frequentemente organizza nella sua dimora concerti di musica anche strumentale (vedi su questo Musica e spettacolo nel Regno di Napoli attraverso lo spoglio della “Gazzetta” (1675-1768) a cura di Ausilia Maguadda e Danilo Costantini, Roma, ISMEZ, 2011). La ricerca si è mossa lungo due direttrici parallele: una rappresentata dallo studio delle carte degli archivi dei quattro antichi conservatori napoletani, dove è possibile ricostruire le nomine dei maestri e la loro specializzazione didattica e gli acquisti di strumenti nel periodo in oggetto, testimonianze che dimostrano inequivocabilmente il verificarsi di un passaggio epocale, nonché l’avvento e l’affermazione del flauto. L’altra direttrice si è sviluppata verso il censimento (certamente ancora incompleto, ma probante) e l’analisi delle partiture che vedono protagonista questo strumento nel periodo preso in considerazione, con riferimento ai generi della musica strumentale, vocale da camera, operistica, celebrativa.
Il programma proposto presenta un piccolo saggio del repertorio per flauto e basso continuo, rappresentativo del ruolo del flauto dolce nella Napoli dei primi decenni del XVIII secolo e della qualità musicale delle composizioni dedicate a questo strumento, provenienti dai fondi musicali del Conservatorio San Pietro a Majella, della University of Carolina Music Library, della Collezione Harrach della Public Library di New York.
Tommaso Rossi si è diplomato in flauto traverso presso il Conservatorio di Napoli, perfezionandosi in seguito con Mario Ancillotti presso la Scuola di musica di Fiesole, dove ha conseguito il diploma finale con il massimo dei voti. Ha conseguito il diploma di flauto dolce con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore sotto la guida di Paolo Capirci presso il Conservatorio di Latina perfezionandosi successivamente con Pedro Memelsdorff. Partecipa stabilmente all’attività concertistica e discografica de I Turchini di Antonio Florio con cui ha inciso per OPUS 111, Naïve, Eloquentia, Dynamic, Glossa e ha suonato in qualità di solista in numerosi Festival Internazionali. Nel 2010 ha fondato l’Ensemble Barocco di Napoli con cui ha registrato un cd di sonate e cantate di Alessandro Scarlatti per voce di soprano e flauto per l’etichetta Stradivarius e ha realizzato concerti per l’Associazione “Scarlatti” di Napoli, il Festival Cusiano di Musica Antica, l’Opera Giocosa di Savona, il Festival barocco Leonardo Leo. Ha registrato con l’Ensemble Dolce e Tempesta i concerti di Nicola Fiorenza per flauto dolce e recentemente ha pubblicato per l’etichetta Stradivarius le 12 Fantasie a flauto solo di Georg Philipp Telemann. Si dedica come interprete e organizzatore da anni anche al repertorio contemporaneo. È uno dei soci fondatori e presidente dell’Associazione Dissonanzen di Napoli. Con L’Ensemble Dissonanzen ha suonato presso importanti istituzioni musicali italiane ed internazionali. È docente di flauto dolce presso il Conservatorio di Musica di Cosenza. Laureato con lode in storia della musica presso l’Università “Federico II” di Napoli, suoi contributi sono apparsi sulle riviste SuonoSud, Meridione e l’Acropoli.
Dal giugno 2016 è direttore artistico dell’Associazione Alessandro Scarlatti.
Ugo Di Giovanni dopo aver completato la sua formazione musicale presso i conservatori di Parma e di Napoli laureandosi con lode, dal 1994 si dedica quasi esclusivamente all’interpretazione della musica rinascimentale e barocca, come liutista solista e continuista. Le sue qualità artistiche sono state apprezzate da Rinaldo Alessandrini, Antonio Pappano, Antonio Florio, Gabriel Garrido, Alan Curtis, Jean-Claude Malgoire, Gerhard Schmidt-Gaden e John Nelson, che lo hanno invitato a collaborare con loro per importanti produzioni discografiche e concertistiche e che lo hanno portato ad esibirsi nei teatri e nelle sale da concerto più prestigiose di tutto il mondo.
Attualmente collabora stabilmente con i gruppi di musica barocca “Concerto Italiano”, “I Turchini”, “Ensemble Barocco di Napoli” e il complesso tedesco “l’Accademia Giocosa”.
Ha partecipato di recente a un tour in Australia e Nuova Zelanda, e prossimamente suonerà nell’ “Incoronazione di Poppea” di Monteverdi, alla Scala di Milano, dove si è già esibito negli ultimi anni per gli allestimenti scaligeri della Trilogia monteverdiana.
Affianca all’attività concertistica quella didattica, insegnando presso il Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno.
Ha partecipato a più di 40 incisioni discografiche, per le etichette Opus 111, Naive, K 417, Symphonia, Glossa ed Emi-Virgin Classics.
Manuela Albano, nata a Napoli, si è diplomata in violoncello presso il Conservatorio S. Pietro a Majella sotto la guida del M° E. Salvatore e da diplomanda del M° Willy La Volpe. Ha seguito da tirocinante le lezioni del M° Luca Signorini. Si è perfezionata con il M° Luigi Piovano negli anni dal 1997 al 2001 seguendone le lezioni anche presso l’Accademia Pescarese (1998). Ha partecipato da allieva effettiva ai corsi di F.M. Ormezovsky (Terminillo 2000), A. Meunier (Associazione Scarlatti di Napoli nel 2000 e nel 2003 e a Roma presso l’Accademia Filarmonica) e R. Aldulescu (con borsa di studio a Torrella de Montgrì nel 2002). Avendo manifestato sin da giovanissima una propensione per la musica da camera, si è perfezionata a Fiesole (1995-1997) e di lì alla Chigiana (agosto 1995) invitata con borsa di studio dal M° P. Farulli; Si è dedicata anche al violoncello barocco, studiando ad Urbino nel 1999 e a Napoli presso il Centro di Musica Antica nel 2000 con il M° G. Nasillo (spicca tra le altre la sua partecipazione alla I^ esecuzione moderna della “Contesa dei Numi” di L. Vinci con l’Ensemble Barocco “Concerto Italiano” del M° R. Alessandrini). Ha collaborato con l’Ensemble Barocco “Concerto de’ Cavalieri” e da primo violoncello con quello de “I Talenti Vulcanici”. Dal 2007 è membro fondatore del gruppo cameristico “Il Circolo Artistico” con cui già annovera numerosi concerti in Italia e all’estero; incide per Stradivarius, Mode Records e in quintetto con Aldo Ciccolini per Naxos. Partecipa attivamente ad iniziative a scopo sociale; è infatti Direttore Artistico della ScalzaBanda di Montesanto ed è docente di violoncello presso il progetto “Musica e Società”, nucleo napoletano di “El Sistema” nato in Venezuela dalla volontà del M° Abreu. È tutor della fila dei violoncelli dell’Orchestra Scarlatti Yunior. È laureanda in Lettere Moderne presso l’Università di Napoli Federico II.
L’Ensemble Barocco di Napoli è stato costituito su iniziativa di Tommaso Rossi, Raffaele Di Donna e Marco Vitali e ha esordito il 2 maggio del 2010 in occasione del 350° anniversario della nascita di Alessandro Scarlatti. Da quel momento, nell’ambito delle attività dell’Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli, ha realizzato numerosi programmi incentrati sulla musica del grande compositore, nell’ambito di un vero e proprio progetto di ricerca che ha portato, nel 2012, alla prima realizzazione discografica dell’Ensemble, dedicata all’integrale delle cantate con flauto obbligato di Scarlatti. Nel 2014 è stato pubblicato il secondo cd del gruppo, con le sonate per flauto di Leonardo Leo, in prima registrazione assoluta. L’ensemble si è esibito per Radio3 e nelle ultime stagioni è stato invitato al Festival di Musica Antica di La Valletta (Malta), Ravello Festival, Festival Leonardo Leo di Brindisi e nelle stagioni dell’Opera Giocosa di Savona, Magie Barocche di Catania, A.M.A Calabria Concerti, Istituzione Universitaria di Concerti di Roma, Accademia degli Sfaccendati, Concerti della Normale di Pisa. È stato pubblicato nel 2019 per l’etichetta Sony-Deutsche Harmonia Mundi il progetto Il Soffio di Partenope, dedicato alla musica per strumenti a fiato di autori di area napoletana, nell’ambito di un progetto di ricerca in collaborazione con l’Abchordis Ensemble di Basilea.
Nel 2021 ha visto la luce il CD con le sonate per flauto di Robert Valentine, dal titolo Un inglese a Roma. Il progetto Black Telemann, dedicato al grande compositore tedesco e con la presenza di una prima assoluta di Pasquale Corrado, è stato proposto nel 2024 presso importanti società di concerto italiane quali Amici della Musica di Palermo, Accademia Filarmonica di Messina, A.M.A Calabria, IUC. Nel 2026 l’Ensemble sta realizzando con il soprano Roberta Invernizzi un programma sulla cantata a Napoli nel primo ‘700 che ha toccato diverse città italiane.






