Esistono opere destinate a una visibilità continua. Altre riemergono quando l’architettura viene riscoperta e attraversata. Nella Chiesa della SS. Annunziata di Castello di Postignano, la vicenda delle pitture murali ha seguito un destino singolare. Una parete affrescata nel Cinquecento, appena restaurata, è crollata durante il sisma del 1997. Il cedimento ha svelato una Crocifissione quattrocentesca rimasta celata per secoli. Quel crollo ha schiuso una prospettiva artistica inedita, avviando un lungo cantiere di studio e recupero.
Prima del terremoto: gli affreschi del Cinquecento
La Chiesa della SS. Annunziata ha origini antiche e conserva pitture appartenenti a momenti diversi della propria storia. La sua fondazione viene fatta risalire all’XI secolo e al suo interno si trovano affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi. Quando iniziarono i lavori di recupero del borgo, gran parte della decorazione della parete di fondo era coperta da una boccatura di cola. L’intervento mise nuovamente in evidenza un apparato pittorico della seconda metà del XVI secolo, attribuito alla cerchia dei De Magistris, pittori marchigiani attivi anche in Umbria. La parete comprendeva scene raffiguranti e martiziali a San Lorenzo e all’Annunciazione. Era appena stata restaurata quando arrivò il sisma del settembre 1997. Ed è proprio da quel crollo che emerse qualcosa che, fino ad allora, nessuno poteva osservare.
Dopo il terremoto: la Crocifissione nascosta dietro la parete
La parete cinquecentesca copriva infatti un’altra precedente, stoccata. Quando crolle, sulla parete retrostante apparve una Crocifissione della fine del Quattrocento. Al centro della scena si trova Cristo sulla croce, accompagnato dalla Vergine e da San Giovanni. Compare inoltre San Michele Arcangelo, raffigurato all’interno di un’edicola. Studi più recenti hanno ricondotto l’opera ad Angelo di Bartolomeo da Camerino, pittore attivo nel XV secolo nell’area marchigiana. La scoperta arricchisce quindi anche la storia artistica del territorio. La Valnerina si trovava lungo percorsi attraverso i quali circolavano maestranze e linguaggi figurativi provenienti dalle vicine Marche. Gli affreschi della SS. Annunziata conservano una traccia concreta di questi scambi.
Quattordicimila frammenti da riconoscere
La scoperta della Crocifissione ebbe come contraltare la perdita di buona parte della decorazione cinquecentesca
Dopo il terremoto, a terra rimasero circa 14.000 frammenti di intonaco dipinto. Iniziò allora un lavoro paziente di catalogazione, finalizzato a capire quali parti potessero essere ricondotte alle immagini originarie e ricomposte. Per facilitare il riconoscimento furono utilizzati anche strumenti informatici capaci di confrontare le sfumature cromatiche dei diversi frammenti. Solo una parte poté essere ricollocata. I frammenti rimasti fuori dalla ricomposizione sono stati catalogati e conservati.
Una parete che racconta più di un’epoca
Oggi la particolarità della SS. Annunziata sta anche nel modo in cui questa storia è leggibile. La parete cinquecentesca e quella più antica si trovano su due piani differenti. La prima, parzialmente perduta, lascia emergere quella retrostante con la Crocifissione quattrocentesca. Sapere come si è arrivati a questa configurazione cambia il modo di osservare la chiesa. La distanza di circa sessanta centimetri tra le due superfici corrisponde a un intervallo di quasi un secolo di storia: prima venne dipinta la Crocifissione, poi una nuova parete modificò l’assetto dell’edificio e accolse una decorazione successiva. Il terremoto ha reso nuovamente leggibile una parte di questa sequenza. È forse questo che rende gli affreschi di Castello di Postignano particolarmente interessanti: permettono di capire che un edificio storico conserva spesso diverse fasi della propria esistenza, anche quando alcune rimangono nascoste per molto tempo.
Cosa osservare visitando la Chiesa della SS. Annunziata
Sulle altre pareti della navata sono presenti ulteriori affreschi databili tra Quattrocento e Cinquecento, tra cui raffigurazioni della Madonna con il Bambino e di alcuni santi. I segni lasciati dalle diverse epoche aiutano a ricostruire una storia che il tempo aveva progressivamente coperto e che i lavori di recupero hanno permesso di conoscere meglio.
Una fotografia racconta soltanto una parte della vicenda. Ciò che conta è comprendere come le opere siano inserite nell’architettura e perché oggi si presentino in quella forma.
Dalla chiesa storica allo spazio culturale di oggi
La chiesa è visitabile durante gli orari di apertura del borgo ed è utilizzata come spazio culturale, accogliendo concerti e altri appuntamenti pubblici. Dopo essere stata luogo di culto e aver attraversato trasformazioni architettoniche e terremoti, la chiesa è tornata a essere uno spazio frequentato.
Oggi quella Crocifissione è ancora lì.
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